Prefazione

Cari Lettori,
Con emozione inauguriamo questo spazio, dedicato ad alcune considerazioni riguardo il nostro vivere quotidiano. Ci auguriamo di non annoiarvi, anzi auspichiamo di creare l'occasione per stimolarvi alla riflessione.
Per il settore nel quale operiamo, i Pubblici Esercizi, e considerando 35 anni compiuti di attività nel locale di Famiglia, ci troviamo ad avere un ampio ventaglio di esperienza nelle pubbliche relazioni; questo ci ha stimolati a creare la rubrica Think About, naturalmente aperta a coloro tra Voi, che desidereranno intervenire, attraverso il nostro modulo contatti.

Più di un motivo ci spinge a denunciare un certo decadimento nel modus vivendi degli Italiani: notiamo nelle persone l'incertezza, la insoddisfazione, la necessità di confrontarsi con gli altri in modo ostile, addirittura la tendenza ad ignorare completamente le regole di base dell'educazione civica, che tanto semplificherebbero i rapporti quotidiani tra le persone. Non si capisce, tutto ciò, da cosa sia motivato.

Siamo un popolo pieno di qualità, e viviamo forse nel Paese più bello del mondo intero.
La nostra Storia, sia essa remota che recente, ci dovrebbe riempire di orgoglio, ci dovrebbe servire da esempio ogni giorno.
Come possiamo aver dimenticato la grandezza di Roma Antica, nel saper riconoscere ed accogliere i valori classici (arte e costumi della Grecia Classica), e nell'averli uniti ai propri, e completati con l'illustre Lingua Latina (che dovrebbe essere materia di studio per tutti gli Italiani alle scuole medie) e il Diritto Romano?
Come possiamo dimenticare che siamo stati portatori di arte, cultura e civiltà in tutta Europa? Come possiamo ignorare gli scienziati che hanno portato alto il nome dell'Italia in tutto il mondo, e ancora oggi sono presenti nei gruppi di ricerca scientifica più avanzata?

Non siamo privi di difetti, naturalmente, d'altronde come ogni altro popolo! Ma concentriamoci sulle nostre qualità, anziché cercare altrove la soluzione ai nostri difetti, perdendo così la nostra identità e autoconsiderazione!

Come possiamo oggi lasciarci avvolgere con tanta leggerezza e inconsapevolezza da culture a noi estranee, addirittura da non-culture, in cambio della cultura altissima che ci appartiene e che affonda le radici nella nostra storia più antica con tanta tenacia ed evidenza?

Non solo: il pensiero va anche alla nostra storia più recente, a ciò che sono stati capaci di fare i nostri nonni e genitori, trovandosi a vivere nell'Italia maltrattata e distrutta dalla guerra: essi hanno ricostruito un Paese, fisicamente ed economicamente.

Forti del senso urbanistico e civile che ci appartiene, essi hanno avuto la capacità di realizzare le strutture per i servizi e i collegamenti stradali della nostra bella Penisola (anch'essi valori antichi, pensiamo alle strade, ai ponti e agli acquedotti Romani, pensiamo che essi utilizzavano già i sifoni nelle condotte idriche e fognarie, pensiamo che con un grande Arco indicavano in lontananza, alle legioni, la strada da percorrere per giungere alle città romane, in pieno deserto africano!).

Forti delle capacità commerciali e artigianali acquisite in tutta la nostra Storia, i nostri nonni e genitori hanno ricreato il Made in Italy, che oggi permette alla nostra economia di non affondare nell'abisso dei prodotti globali omologati in tutto il mondo. Perché i prodotti Italiani sono migliori e si distinguono sempre.

Forti di un senso civico che raramente sopravvive alle guerre, essi hanno custodito con gelosia il senso della famiglia e della casa, insito in ogni Italiano che si rispetti: la domus, il primo rifugio e il primo luogo di insegnamento dell'educazione,il primo a garantire la prosecuzione dei valori, fin dai tempi dell'Antica Roma.

Ancora oggi forti di tutto questo, i nostri nonni e genitori soffrono nel vedere il loro Paese cambiare in peggio, soffrono nell'ascoltare i telegiornali, nel vederci preoccupati, confusi e incerti sul da fare.

Essi hanno cura dei nostri figli, li proteggono con affetto, ciascuno di loro avendo come primo impeto emozionale, quello di preservarli da ogni dolore o difficoltà; ciascuno di loro avendo nel cuore il dispiacere di non poter vivere più a lungo, per poterli proteggere anche nel loro futuro: perché noi di mezza età, che ci crediamo così in gamba, non diamo ai nostri nonni e genitori quella certezza che ci illudiamo di trasmettere.

Un inizio forse un po' forte e provocatorio, volutamente, perché secondo noi la questione è seria e non c'è tempo da perdere: i nostri nonni, genitori, fratelli o sorelle maggiori, noi stessi se lo vogliamo, siamo gli unici anelli in grado di tenere unito il nostre più illustre passato con l'Italia di oggi, e di conseguenza con il nostro migliore futuro.

Abbiamo un'eredità pesante ma preziosa da portare, per il bene dei nostri figli, i quali sono nati e vivranno in un'epoca che tende a strappare loro le radici, gli usi e i costumi del loro Paese, confondendoli ripetiamo con usi e costumi a loro estranei, o ancor peggio con la non-cultura imperante, pregna di ignoranza, mancante di lungimiranza.

Ma quando abbiamo perso il piacere di stare semplicemente assieme per scambiare due chiacchere con gli amici di sempre? Quando abbiamo perso il piacere di festeggiare l'inizio della raccolta del grano o l'apertura di una stagione di caccia? Il piacere di festeggiarne la fine, con un allegro banchetto pieno di ottimi piatti, realizzati con le ricette antiche tramandate dalle donne? Il piacere della fine di una buona vendemmia o quello della sagra di paese? Da qualche parte siamo pure nati! Da qualche parte avremo pure il primo affetto provato dal nostro cuore!

Il nostro Paese è un fiore: terroirs e climi propizi, ci donano prodotti eccellenti e diversificati in ogni Regione; da sempre siamo custodi di un'arte culinaria che il mondo intero ci invidia e non potrà essere replicata altrove, ma soltanto preservata qui, in Italia: prodotti agricoli, piante officinali e selvatiche, ottimi animali da allevamento, selvaggina; un connubio di ottime materie prime e consolidata cultura gastronomica, varia come in nessun'altra parte del mondo. Vogliamo gettare tutto questo nell'oblio con un colpo di spugna, con il veganesimo, con la non-cultura? Noi non ci stiam! Consideriamo tutto questo un modus vivendi che non ci appartiene, totalmente inconsapevole e incosciente, oltre che altamente dannoso per i posteri.

Ha senso salvare un animale dall'essere cucinato, per poi mettere in ginocchio l'economia e la cultura del proprio Paese? O forse sarebbe meglio ritornare piuttosto alla sana economia domestica dei nostri nonni, i quali consumavano la carne con più consapevolezza, valorizzandola, non sprecandola, allevando a terra gli animali, cacciando soltanto quelli necessari, che venivano puntualmente utilizzati nel loro intero valore?

Nonni i quali consumavano prodotti e farine del territorio, che sicuramente provocavano meno malattie e intolleranze, quelli che oggi amiamo chiamare a chilometro zero?

Cari Lettori, vogliamo lasciare aperto quest'ultimo argomento, per svilupparlo nella prossima pagina.

 

Un Caro Saluto,

G.P.