La Pieve di San Lorenzo

A sette chilometri e mezzo da Monte San Pietro e a tredici da Casalecchio di Reno sorge la chiesa plebana di S. Lorenzo in Collina, posta sull’orlo del crinale di uno sperone che fiancheggia il rio Landa, a 263 m. sul mare. E’ un edificio ad una sola navata, tutto costruito in laterizio con parametri a vista, meno la facciata monocuspidata, alterata da intonacatura dovuta a riforma barocca, dimostrata questa dalla finestra ovale, mentre la porta, malgrado la più moderna manomissione, mostra nella piattabanda con arco sovrapposto e nelle due mensole a profilatura gotica in cotto una chiara origine quattrocentesca.

Questa è confermata con evidenza dall’imbasamento , che corre anche sulla fiancata settentrionale, ed è costituito da due tori e da una scozia, sempre di terracotta, e dal coronamento a mensolette formate da mattoni disposti a T, con sovrapposto fregio di mattoni disposti a dente di sega fra due listelli dello stesso materiale. La fiancata è suddivisa in tre scomparti da lesene notevolmente aggettate, con due finestre murate, delle quali la più grande rettangolare sembra quattrocentesc, e l’altra, nello scomparto mediano, più piccola, potrebbe anche essere di origine romanica. L’abside quadrata, pure col paramento a vista di mattoni risulta sopraelevata in età barocca. L’interno ha la navata col tetto a capriate di legno, nascosto da un soffio appena incurvato di incannucciato, che male si concilia con l’arco e la volta a vela settecenteschi della cappella maggiore costituita dall’abside. Le pareti di tutto l’interno sono decorate da classiche paraste con trabeazione di ordine corinzio. Stucchi barocchi decorano le ancone dei due altari posti ai lati della cappella maggiore, che ha pure una ancona decorata da stucchi decisamente settecenteschi, recante un quadro con S. Lorenzo e SW. Stefano di ignoto autore. Nelle ancone laterali si conservano di ignoti in S. Michele e S. Antonio Abate e un Transito di S. Giuseppe. Quest’ultimo é una copia di quello ben noto del Franceschini, al Santuario del Corpus Domini di Bologna. Una lapide murata all’esterno, a sinistra, in basso, nella facciata, così documenta a grandi caratteri quattrocenteschi che questa chiesa fu rinnovata nel 1480 da Antonio Grassi, su più antica costruzione, evidentemente romanica: TEMPORE . R. DI./PATRIS . DOMI / NI . ANTONII. / DE GRASSIS. SA/CRI . PAPACII . AV/DITORIS . ET . PRO/THO- NOTARII / RENOVATA. / ANNO . 1980 A mezzogiorno della chiesa resta in un cortile, sul lato di levante, un loggiato quattrocentesco di quattro arcate su colonne ottagonali di mattoni, con capitelli a foglie schematiche uncinate e basi attiche di arenaria. Volte a crociera ricoprono il loggiato e un bardellone, a forma di cordone in cotto, corre attorno alle ghiere di mattoni degli archi. Qui in una ricca lapide cinquecentesca così è ricordato il commendatario cardinale Carlo Grassi: MEMORIAE CAROLI CLARISSIMI / GRASSORUM FAMILIAE LVMINIS / QUI A PIO V PONT. MAX. PRESB. CARD. / TIT. S. AGNETIS IN AGONE CRETUS EST / ANNO M.D.LXXI / PARIS FRATER BONORVM HVIVS PLEBIS / ADMINISTRATOR P. La Pieve di S. Lorenzo in Collina, di antica origine, quindi già esistente nei primi secoli dopo il mille, nel secolo XIV era fiorentissima e aveva sotto la sua giurisdizione ecclesiastica ben venti chiese, che così vengono elencate nel campione della Mensa vescovile degli anni 1366 e 1378: S; Cristina di Pragatto, S. Giorgio di Gesso, S. Maria di Prabaldino, S. Biagio di Peredola, S. Nicolò di Zola, S. Maria di Pragatto, S. Maria del Castello di Capramozza, S. Martino di Casola, S. Maria del’Amola, S. Andrea di Montagnaro, S. Dalmasio di S. Maria in Strada, S. Michele di Sorbetolo, S. Procolo di Lavino, S. Maria di Rigosa, S. Maria di Capramozza. Nel 1508 si aggiunse S. Maria delle Tombe dei Magnani. Fino al 1470 vi risiedettero i Canonici Lateranensi. L’antica chiesa di S. Lorenzo , nei cui pressi sorgeva il Castello di Capramozza, subì dei danni, non si sa precisamente se nel 1428, quando Nicolò Piccinino, al servizio di Filippo Maria Visconti, pose a sacco il territorio di S. Lorenzo per la disputa di detto castello fra i Bolognesi e i Visconti di Milano; oppure se nel 1446, quando i Bolognesi vollero riconquistare il Castello di Capramozza, pare senza riuscirvi, almeno in un primo tempo. Comunque il Castello ritornò sotto Bologna e tranquillizzati gli animi, venne riconosciuta la necessità di restaurare la chiesa. Quel restauro fu un vero e proprio rinnovamento dalle fondazioni e avvenne fra il 1480 e il 1482, come è detto del resto dalla già riportata epigrafe, a cura e spese del nobile boblognese Antonio Grassi, auditore e protonotario dei sacri palazzi apostolici. Perciò Papa sisto IV, il 16 agosto 1483, conferì il diritto di collazione sulla Pieve di S. Lorenzo in Collina a Gaspare ed Antonio Grassi, per averla riedificata e dotata. Ecco il testo della Bolla da lui emanata in data 17 Kal Sept. Anno duodecimo del suo pontificato: “Quae totalier cum tum turri et domibus illius ruinam minabitur, a fundamenta reedificassent, domos eius instaurassent et restauratione huius modi excposuissent ius patronatus et presentandi Plebatum tempore vocation ordinarr ecc. (C. B. C.) S. Lorenzo in Collina, che fu uno dei ventun vicariati temporali del Bolognese, viene indicato dal Masini, come diciassettesimo. La chiesa subì qualche danno col terremoto del 1505, perciò, in seguito, subì dei restauri, che portarono, poi a notevoli trasformazioni all’interno. Ciò avvenne particolarmente in pieno secolo XVIII, con la sopraelevazione dell’abside e le ornamentazioni a stucchi barocchi delle ancone degli altari. A questo periodo di tempo forse risale il campanile. In un restauro del 1841 non si ebbero vere e proprie modificazioni. Forse fu rinnovato l’intonaco della facciata, originariamente con la cortina di mattoni a vista. Alcune lesioni, che si notano esternamente nell’abside, sono ricordo del violento terremoto della primavera del 1929, che colpì particolarmente il territorio collinare fra Bologna e il confine con la provincia di Modena. Il Calindri riporta l’iscrizione di una lapide del 1159 riferentesi alla ricostruzione di una chiesa situata in territorio di S. lorenzo in Collina e dedicata alla Vergine Madre di Dio, a S. Giacomo e a S. Giovanni. Iscrizione che ofre singolari analogie con quelle interessantissime che si conservano incise su lapididi età romanica sulla facciata della Pieve di Sala Bolognese, in data 1096, e nell’abside della Pieve di Roffeno, in data 1155. L’iscrizione della lapide di S. Lorenzo in Collina, che, erroneamente, ne “L’Appennino Bolognese” viene indicata come riferentesi alla fondazione della stessa Pieve di S. Lorenzo, così si esprim: + NONO POST MILLE DATIS CENTUM QUIQUAGINTA CURRIBUS ANNIS QUOD FUIT INCEPTUM PRIDIE NONA MADII RURSUM FUNDAMINE TEMPLUM VIRGO DEI MATER JACOBIQUE IOHANNIS. E’ evidente che qui si riferisce a una chiesa situata nel territorio di S. Lorenzo in Collina, dipendente della chiesa matrice, quindi potrebbe trattarsi di una delle due scomparse chiese dedicate alla Madonna, comprese nel distrutto castello e nell’abitato di Capramozza, esistenti ancora nel secolo XIV, come risulta dal soprariportato elenco del Campione della Mensa del 1366 e 1378. A proposito del Castello di Capramozza, risulta che esso già esisteva nel secolo XIII ed è ricordato come sede di una capitano o vicario della montagna. Che nel 1297 fu preso da Maghinardo da Susisana e uguccione della Faggiola per il marchese Azzo d’Este; nel 1360 da Taddeo da Guzzano per i Visconti; nel 1403 sarebbe poi stato riconosciuto da Francesco Galluzzi, col consenso del Duca di Milano. Nel 1420 fu preso da Braccio di Montonee, come già si è riferito, nel 1428 fu oggetto di contesa con Bologna, causando così la devastazione del territorio di S. Lorenzo in Collina ad opera di Nicolò Piccinino. Nel 1446 fu pure oggetto di disputa per la sua riconquista da parte dei Bolognesi, che ne vennero infine in possesso, guidati dal marchese taddeo d’Este e da Pietro Navarrino, sconfiggendo con fatica i Milanesi. Del distrutto castello resta oggi ricordo su una altura a sud della Chiesa, nell’Oratorio di Capramozza, detto del Castello.

 

Tratto da: Chiese e santuari della collina bolognese, Rivani – Tamari